domenica 31 maggio 2020

SECONDA LETTERA INVIATA AL GOVERNO

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Dott. Giuseppe Conte

Alla Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia

Dott.ssa Elena Bonetti

Alla Ministra dell'Istruzione Universita' e Ricerca

Dott.ssa Lucia Azzolina

Ai Presidenti delle Regioni



Gentilissimi,


vi scriviamo come comitato #cittadinidimenticati, un gruppo di cittadine e cittadini ma anche amministratori di Enti Locali che hanno lo scopo di dare voce alle bambine e ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi, coloro che rappresentano il futuro del nostro paese.


Dopo aver intrapreso un'interlocuzione con codesti ministeri, in data 30 aprile, sull'importanza di non escludere la fascia 0-18 anni dalla ripresa delle attività lavorative e sociali durante la fase 2, siamo a porvi delle perplessità e preoccupazioni riguardo il documento tecnico sulla ripartenza scolastica da voi presentato in data 28 maggio.


Siamo d'accordo con il Ministero, che nel primo periodo di emergenza sia stato fondamentale chiudere la scuola di ogni ordine e grado, al fine di salvaguardare la salute degli studenti.

La Dad, ha aiutato a non perdere l'intero anno scolastico, a mantenere un contatto con gli studenti e si è rivelata d'aiuto in un momento di emergenza tuttavia ha evidenziato tutti i limiti e i difetti di una didattica non in presenza.


L'ordine dei Pediatri ci segnala che ad oggi, più del virus stesso, il pericolo che incorrono i nostri figli, è legato alla mancanza di socialità, elemento che si ripercuote negativamente sullo sviluppo cognitivo, specialmente nella fascia 0-6 anni.


Ma veniamo alle perplessità incontrate sulla lettura del Documento.



Le perplessità più grandi che abbiamo, leggendo il documento, sono riguardanti, la non volontà di codesto Ministero di assumere più personale sia in forza Ata che in forza docente.

Questo, implicherà l'impossibilità di molti Istituti di poter garantire la soglia di sicurezza richiesta attraverso le sanificazioni costanti e necessarie.

Anche riguardo ai docenti soprattutto alla Scuola dell'Infanzia, non sarà possibile garantire la giusta sorveglianza, e il giusto numero di bambini per classe senza più personale.

Riteniamo che se il Ministero non si fa carico di queste scelte, molti bambini della fascia 0-6 anni saranno esclusi, e si andrà a non garantire quella continuità educativa che da anni è vista come principio fondamentale per la sana crescita dei bambini.


Questa scelta, già contestata da tutte le maggiori sigle sindacali, mette in crisi tutta l'organizzazione prevista per settembre.

E' da segnalare che vi è la possibilità di chiusura di molte scuole paritarie e questo potrebbe portare gli utenti di tali servizi a riversarsi sulla scuola pubblica, quindi ci pare che le stime fatte dai provveditorati sulle classi e sugli organici, sono inadeguate.

E' il momento che il Governo si prenda la responsabilità di rispondere in maniera efficace alla carenza di personale scolastico, che riteniamo un problema non solo per il periodo Covid, ma un problema da sempre presente, al quale adesso potremmo dare risposta.


L'altro problema che emerge durante l'emergenza sanitaria ma che da sempre rappresenta una falla nel sistema scolastico è legato alle strutture.

Strutture vecchie, fatiscenti, e in molti luoghi d'Italia non adeguate a poter garantire il distanziamento previsto.

Distanziamento che ci appare nel documento poco chiaro da attuare, va considerata anche l'area di movimento del singolo? Solo il banco? Esisterà, cosi come nelle strutture commerciali un numero max di persone in base ai mq disponibili?

Anche qua, sarebbe auspicabile che il Governo non lasci tutto in mano alla responsabilità degli enti locali, ma che si adoperi a trovare soluzioni anche laddove spazi non ce ne sono.

Il ritorno alla normalità scolastica, con una didattica in presenza, non può essere attuato solo per gli studenti più fortunati che avranno a disposizione gli spazi, ma deve essere garantito a tutti gli alunni in ogni parte d'Italia. Non perpetrando questa scelta, creeremo ancora disguaglianze ingiustificabili.


Viene scritto sulla relazione infatti che ogni dirigente scolastico potrà decidere metodi alternativi qualora non ci fossero le condizioni, e che quindi una risposta potrebbe essere la Dad, e questo ancora una volta mette le Famiglie, ma sopratutto Bambini, Bambine e Ragazze e Ragazzi davanti ad un ipotesi di negazione di un loro diritto che non è solo un diritto all'istruzione ma è il diritto ad una crescita sana ed armoniosa, diremo di più l'idea di una scuola ridotta, alternata tra presenza e dad lede ancora una volta al diritto al lavoro dei genitori, e siamo quasi certe che questo ricadrà sull'occupazione femminile, già ai minimi storici nel nostro paese.


Sappiamo benissimo che esistono realtà diametralmente diverse è per questo che delle semplici linee guida non possono colmare il problema. Serve un serrato dialogo tra Istituzioni ed Enti Locali al fine di capire dove vi è necessità di interventi più sostanziosi.

Questi interventi, che richiedono ad oggi una rapidità inaudita, hanno bisogno di risorse economiche ingenti, che non potranno addossarsi da soli Comuni e Regioni.

Come sarà necessario un perenne dialogo tra dirigenti scolastici e amministrazioni comunali, amministrazioni comunali solo in parte nominate in codesto documento, e che, forse il CTS ignora, rivestono un ruolo fondamentale nei servizi scolastici.


A quanto detto si va ad aggiungere un' improbabile ipotesi di ingressi scaglionati, che rendono difficile sia la conciliazione con il mondo del lavoro, sia la possibilità di usufruire dei trasporti scolastici che dovrebbero essere implementati, vista l'impossibilità di viaggiare a pieno carico, e l'esigenza di fare più giri. E' evidente che questo ricadrebbe con costi maggiorati o sulle famiglie o sui Comuni.


Lo stesso scenario avverrà per le Mense in cui sempre i Comuni dovranno trovare risorse per la messa in sicurezza, sostenendo costi più alti in previsioni di lunch box giornalieri.


Con rammarico diciamo, che il documento è arrivato in ritardo e che oggi sarebbe già dovuta essere in moto la ricostruzione di una scuola sicura, in cui lo Stato avrebbe potuto assicurare agli studenti un diritto all'istruzione equo e uguale per tutti.


Siamo tutti pronti a cambiare la scuola, adeguandoci alle esigenze di sicurezza, ma il tempo per farlo è adesso, e non è accettabile che la task force si prenda fino al 31 luglio per poter modificare in itinere tali linee, sopratutto sul piano didattico.


Se i comuni avranno solo un mese di tempo, tra l'altro il mese di agosto, gli interventi sopracitati saranno a quell'altezza di difficile realizzazione.


E' quindi fondamentale ribadire che è necessario a settembre tornare sui banchi, che si potrà sentire il suono della campanella e che non siano lasciati a se stessi davanti ad un monitor per colpa di una società che si è trovata impreparata ma che sopratutto non ha dato risposte in tempi congrui ed adeguati.


Si tratta di agire con serietà, Il Governo non solo deve dare indicazioni ma deve fungere da supporto agli enti locali attivando procedure semplificate, e diversificando le soluzioni in base al territorio, non scaricando ogni responsabilità sugli Enti territoriali e Dirigenti Scolastici.



Non ultima per importanza è la perplessità sulle scelte di tipo sanitario.

La misurazione della febbre all'ingresso ci pareva la prima soluzione per garantire un accesso in sicurezza, riteniamo invece che l'utilizzo prolungato della mascherina possa essere difficoltoso, sopratutto per una reale difficoltà di gestione da parte dei bambini più piccoli, e quindi renderebbero l'utilizzo della mascherina più nocivo che benefico.


Abbiamo chiesto nella prima lettera inviata di guardare all'Europa, siamo felici di constatare che l'abbiate fatto ma come possiamo constatare dalla tabella presentata e dai dati riferiti che negli altri paesi Europei questa non è richiesta, chiediamo quindi che il comitato tecnico scientifico valuti questa opzione, a fronte anche dei dati presentati da codesto comitato e che ci dicono che gli studi in relazione a bambini e Covid-19 sono positivi.



Rimaniamo basite sulla totale assenza di un piano tecnico specifico sulla fascia 0-6 anni, e sull'assenza della fascia 0-3.

Cancellare totalmente l'esperienza degli asili nido, significa non solo ledere il diritto occupazionale dei genitori , ma più che altro ledere ai bisogni educativi dei bambini.

L'asilo nido e i servizi educativi ad esso collegati, sono risultati di fondamentale importanza per lo sviluppo cognitivo dei bambini, tanto che in molti paesi Europei, tale servizio è gratuito e garantito per tutti.

La non definizione delle linee guida per la fascia 0-3 anni, lascia sconcertati i genitori, che hanno già aderito a dei bandi già esistenti, e che si ritrovano a non avere risposte dai Comuni sull'attivazione di tali servizi.

E' opportuno che arrivi una celere comunicazione in merito.


Siamo deluse, dal trafiletto apparso per le scuole dell'infanzia. Come se per codesto ministero, quella scuola contasse meno della scuola dell'obbligo. Anche qui cosa dovranno fare Comuni e Dirigenti Scolastici? Ridurre il numero di iscritti?

Questo va contro ogni diritto dei bambini e delle bambine, sancito in ogni trattato e viene meno a quella continuità educativa da sempre privilegiata.


Non possiamo far regredire la nostra società di almeno 50 anni, sia dal punto di vita sociale, culturale ed occupazionale.


Ci troviamo davanti ad un bivio storico senza precedenti: creare le fondamenta per un futuro o distruggerne ogni speranza.

Non vuole essere questa lettera, una critica aspra, ma una critica costruttiva atta a pensare una scuola migliore.

Saremo onorate se i ministeri sopracitati volessero incontrarci in rappresentanza sia degli enti locali sia dei genitori.


Per il comitato “#CITTADINIDIMENTICATI”


Erica Rampini, Assessora Comune di Monte San Savino

Martina Leonardi, Mamma Lavoratrice

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