giovedì 25 giugno 2020

#CITTADINIDIMENTICATI in piazza a Perugia a sostenere Priorità alla Scuola.

Tante persone, insegnanti, genitori, educatori uniti per richiedere linee guida che non smembrino la scuola, perché la crisi economica non può ricadere sui pilastri della società scuola e sanità.

Perché si dica con forza che la DAD è un fallimento che ha solo ampliato le differenze sociali, economiche, fisiche e culturali tra gli studenti.
Perché si dica con forza che la DAD è un fallimento che ha solo ampliato le differenze sociali, economiche, fisiche e culturali tra gli studenti.
Perché lo 0-6 anni sia considerato un servizio educativo e non parcheggio.
Perché lo 0-6 anni sia considerato un servizio educativo e non parcheggio.
Perché la scuola torni ad essere il fulcro di questa democrazia, e non un lusso per pochi.
Perché la scuola torni ad essere il fulcro di questa democrazia, e non un lusso per pochi.


Di seguito l'intervento di Martina Leonardi :
Di seguito l'intervento di Martina Leonardi :


"#cittadinidimenticati ha iniziato una corrispondenza con il ministero il 30 Aprile. 
Veniva qui manifestata la perplessità circa la totale assenza di progettualità sul tema scuola e circa l’assenza di prospettive per la ripresa della socialità di bambini e ragazzi. E la continua mancanza di welfare in questo paese, che sostenga l’individuo nella sua piena realizzazione. 
La lettera inviata ai ministeri dell’istruzione, delle pari opportunità e al presidente del consiglio ha ricevuto una timida risposta dal sottosegretario De Cristofaro che ne condivideva intenti e progettualità.
In Umbria siamo state ascoltati da Vincenzo Bianconi che ha tratto dal nostro lavoro una relazione presentata in regione.
Ci siamo comunque ritrovate a non avere certezze su quale sarà il futuro della scuola, dei nostri figli ma sopratutto dell’asse portante di una democrazia come la nostra: l’istruzione. 
Abbiamo nuovamente scritto chiedendo a gran voce che lo stato si facesse carico di interventi sostanziali e che aiutasse comuni, enti territoriali e dirigenti scolastici a garantire in apertura completa a settembre. 
Non abbiamo ricevuto risposta, e le uniche notizie sono delle linee guida che scaricano la responsabilità su comuni e dirigenti scolastici. 
Si prospetta ancora una volta incertezza e ancora una volta la non volontà di spendere sulla scuola, di fare investimenti concreti che rilancino l’istruzione in modo serio. 
Non serve tanto, servono strutture, docenti e personale.
Serve che la scuola stia al centro e non sia il fanalino di coda della nazione."

Martina Leonardi





venerdì 19 giugno 2020

Mamma Giorgia, Lavinia 4 anni e Camilla 1 anno e mezzo.

Ciao a tutt*,
sono Giorgia, mamma di Lavinia, 4 anni e Camilla, 1 anno e mezzo.
Ricordo ancora con emozione la foto di Lavinia in attesa di entrare per la prima volta nella sua nuova scuola, la scuola d’infanzia.
Erano i primi di ottobre. Iniziava l’ambientamento ed io sentivo la sua emozioni dentro.
Se riguardo quella foto oggi, piango.
Piango perché ho vissuto tutto il suo percorso. Perché conosco la sua sensibilità e la profondità di questa piccolissima donna che ha avuto alti e bassi, ha faticato, ha scelto amicizie, le ha coltivate con tutte le difficoltà e ha allacciato rapporti intensi anche con le sue nuove insegnati.
La più piccolina invece, è più piccolina.
Il nido l’ha solo sfiorata… pochi mesi, forse ci ha capito poco.
E’ entrata sulle braccia del padre e è stata fatta uscire forzatamente sulle sue piccole gambine.
Mi chiede dei “bimbi”, ma la sua è una richiesta generica... come a dire: “mamma, ci sono ancora al mondo bimbi come me?” Si tesoro, ci sono. E ti cercano.
Io e il mio compagno all’inizio siamo stati sopraffatti, come tutti, anche dalla paura. Paura per i nostri cuccioli.
Leggevo con angoscia storie di mamme sole che si ritrovavano malate di Covid-19, magari ricoverate e pensavo: “ … e a chi le lascio se mi succede?”
Ci hanno detto che i nostri bimbi erano “proiettili”, che il loro respiro avrebbe potuto contagiare i nonni... sia mai, tutti lontani. E sinceramente, non essendo un medico, ho rispettato pedissequamente le regole.
In due ci siamo ritrovati a turnare di settimana in settimana... casa, lavoro, casa, lavoro.
E’ stato difficilissimo, faticoso, piangevo spesso.
Abitavamo in un appartamento al 3° piano, due piccoli balconi erano l’unico spazio esterno a nostra disposizione. Ci mettevamo lì a fare i pic nic, a disegnare en plein air, a saltare nelle pozzanghere che ci auto producevamo e tanto altro.
La didattica a distanza per la fascia 0-6 non si può sentire, ma abbiamo sempre partecipato attivamente alla programmazione, alle idee e agli stimoli che ci venivano offerti dalle educatrici.
A Lavinia inizialmente piaceva ascoltare la voce delle maestre, guardare i video che condividevano loro e gli altri bambini.
A volte la osservavo e vedevo che tirava bacini a tutti... salutava attraverso lo smartphone.
Un giorno, dopo aver parlato con la sua maestra, abbiamo pianificato una video chiamata. Con piacere reciproco sono state al telefono una mezz’oretta, Lavinia le ha aperto il suo mondo, è stato dolcissimo.
Sembrava andare tutto bene.
La piccola si aggiustava, era contenuta dalle coccole, dalle attenzioni, dai giochi con la sorella.
La grande partecipava alle attività, proponeva cose, stava con piacere in casa con mamma e papà.
Dopo il 4 maggio, finalmente, ci è stato possibile proseguire quel trasloco che avevamo sospeso a causa della pandemia. E si apre un mondo… il cambiamento dopo una situazione di clausura ha risollevato gli animi. La natura che ci ha accolto nella nuova casa, le aspettative, l’attesa svelata, la novità, tutte emozioni positive.
Io temevo che potessero sorgere ulteriori difficoltà, invece il contrario.
Sono stata un mese intero a casa con loro, assentandomi dal lavoro.
Finché una sera, Lavinia “la grande” scoppia a piangere.
Stavamo disegnando come spesso facciamo la sera prima di andare a letto… “mamma sono triste, sto dimenticando le facce buffe di bimbi”.
Io non ho retto. Non ne sono stata capace e ho pianto con lei. Ci siamo strette forte forte… ho cercato di darle quella forza che a volte sento mancare anche a me: “Amore, ti aiuto io a non dimenticarli. Lo facciamo insieme. Disegniamo tutti i bimbi su questo foglio, guardiamo insieme i loro video e le loro foto, ascoltiamo le loro voci”.
Tornerà tutto come prima vero? Me lo chiedo sempre quando la guardo negli occhi… gli occhi grandi che ogni tanto si fissano a guardare oltre il finestrino della macchina mentre siamo in cammino per chissà dove... chissà cosa pensano e cosa immaginano quegli occhietti?
Da quel giorno mamma Giorgia ha reagito.
Ok, c’è un limite a tutto, anche alla tutela della salute… da domani si contattano gli amichetti, dal 25 si riprende danza, ci si apre alla vita con le precauzione che, non essendo medico, non mi sento di condannare o demonizzare.
Abbiamo ripreso i contatti con i bimbi che aveva più vicino alla scuola d’infanzia, ci siamo rivisti… ho notato che a differenza di molti bambini lei era contenta di ributtarsi in società, qualcuno invece mostrava difficoltà nelle relazioni.
Piano piano hanno ripreso il via... tutti.
La piccolina a volte si avvicina alla porta ed indica le scarpine, mi dice: “bimbi” per farmi capire che vuole scendere a giocare.
La grande ha un mondo enorme dentro e a volte si isola in casa. Gioca da sola. Parla. Fa finta di scrivere…
“ottobre 2020: ancora non abbiamo messo in gabbia il virus….” Diceva così e scriveva su un taccuino.
Speriamo di no. Speriamo di metterlo in gabbia ‘sto virus e di buttare via la chiave, lontano lontano.
Ma speriamo anche di non dimenticare le cose belle che questa esperienza ci ha permesso di vivere: il tempo, la lentezza, la profondità, l’attenzione verso il prossimo a noi caro.
Chissà se veramente, come ci dicono, le crisi sono delle opportunità… forse in un mondo migliore si.

Giorgia




"Lavinia, addormentata mentre le leggevo le poesie di Neruda.
La pagina è aperta su questa poesia... Mi sembrava tanto in quel momento"


Ode al giorno felice (Pablo Neruda)

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo
che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.


I Bambini si abituano...

I Bambini si abituano...
Me lo sono sentita ripetere spesso in questi 3 mesi, riferito al lockdown e alla chiusura delle scuole.
I bambini si abituano. 
Per la mia esperienza non è così, semmai ad un certo punto si rassegnano. 

Ho 4 figli con età diverse.

Un figlio in prima media che ha quindi vissuto in pieno la DAD.
Daniel ha inizialmente vissuto la chiusura della scuola con l'entusiasmo di un ragazzino di 11 anni che si ritrova improvvisamente in ferie.
Ha vissuto l'inizio della DAD con emozione, un computer in camera, un sacco di novità...
Poi però è arrivata la frustrazione.
Non si sente, a volte si scollega, ci dividono in gruppi.
Le lezioni durano 20 minuti...
Arrivato a fine maggio era sfinito, siamo andati a recuperare il materiale rimasto a scuola e non ci hanno fatto entrare... libri, quaderni e fogli buttati letteralmente su dei tavoli fuori
"Mamma speravo almeno di rivedere la mia classe, mi manca tutto, anche il banco!"

Alessandro ed Emanuele hanno 2 anni e frequentavano il nido da Dicembre. 
Loro sono stati quelli meno colpiti dal cambiamento. 
Vuoi per l'età, vuoi perché hanno sempre un loro coetaneo con cui confrontarsi... eppure quando siamo potuti uscire di nuovo, passando davanti al cancello del loro asilo, erano entusiasti e volevano entrare.

Eleonora, che lascio volutamente per ultima, ha 4 anni ed è quella che ne ha risentito di più. 
Frequentava il primo anno di materna.
Amava andare a scuola "la scuola è il suo posto" mi ha detto la sua maestra al colloquio a Dicembre. 
Ad Eleonora è stato tolto questo, il SUO posto.
Non si è abituata... ha chiesto ogni mattina per un mese quando sarebbe riaperta la scuola.
Ha esultato quando Conte in TV ha annunciato che le persone dovevano tornare a lavoro
"Mamma i bambini sono persone? La scuola è il mio lavoro." 
Poi ha smesso di chiederlo, sono iniziate le videochiamate anche per lei, le ha fatte con entusiasmo... anche se una volta finita diceva che lei le sue maestre voleva vederle DAVVERO.
Ha smesso di chiederlo, ha iniziato a non voler andare in bagno da sola, svegliarsi la notte,  voler essere imboccata a tavola.
Ma si! I bambini lo fanno, figurati se è per la scuola. 

I primi di giugno danno il via libera ai campi estivi 3/6 e decidiamo di segnarla.
Non ne abbiamo bisogno, riusciamo ad organizzarci a turni per lavoro.
Ma lei si, ne ha bisogno.

Ha iniziato il 15, sono solo 3 giorni che va al campo estivo... dove ha trovato 2 compagnetti della materna.
Eleonora la notte non si sveglia più. 
Ha ricominciato a mangiare e ad andare in bagno da sola. 
Mi ha detto "Sono di nuovo grande". 

Da quando siamo potuti uscire li ho sempre portati fuori e hanno sempre giocato con altri bambini ma a lei mancava questo, mancava un posto che fosse solo suo.

Questo è la scuola per un bambino: IL SUO POSTO.

Sonia


giovedì 18 giugno 2020

Camilla 6 anni, Leonardo 3 anni, Serena mamma ed insegnante

Dal gruppo facebook una testimonianza dei #cittadinidimenticati 
19 maggio 2020
Ciao a tutti, sono Serena e sono la mamma di due bambini: Camilla, 6 anni, a settembre andrà alla primaria e Leonardo, 3 anni, a settembre frequenterà il primo anno della scuola dell’infanzia...
Ciao sono Serena e sono un’insegnante della scuola dell’infanzia…
Da dove comincio? Leonardo devo dire ha preso bene questa situazione, è troppo piccino per capire del tutto, a lui basta giocare e per questo meno male c’è Camilla! Più il tempo passa e meno spesso mi chiede dei suoi amichetti “dell’asilo di Flavia” (come lo chiama lui). Sa che si sta a casa per via del Covid (diventato oggetto di giochi con Cami, infatti fanno spesso finta di misurasi la febbre, di mettere il gel alle mani e le mascherine).
Ieri la responsabile del nido (privato) ci ha fatto un lungo vocale di 10 minuti dove ci spiegava in soldoni che riaprire il 15 giugno sarà molto difficile!!! Prima di tutto dovrebbe aumentare la retta perché potendo prendere solo i bambini che hanno compiuto 3 anni e potendone prendere solo 5, praticamente il guadagno è nullo, ma per mettersi in regola con le disposizioni avrebbe da fare degli acquisti... Inoltre niente mensa quindi solo mezza giornata. Continua dicendo… Come farebbe a spiegare a 5 bambini di 3 anni che si va all’asilo con gli amici ma che con gli AMICI non si può giocare??? Come farei io a spiegare che quel posto che frequenta da quando ha 16 mesi, quel posto fatto di amici e animali, ora consisterebbe solo un posto dove ci sarebbe sempre un adulto che gli ricorderebbe che non si possono fare un sacco di cose??? Cose che fino a 3 mesi fa invece faceva quotidianamente???... Conclude il vocale dicendoci: prendete delle baby sitter perché io non voglio essere una sorvegliante ma un’educatrice e ora non me lo permettono!!! (E’ stata più gentile, ma in soldoni questo era il messaggio) Come darle torto???
Poi c’è la questione di settembre… io sono certa, me lo sento x la pelle, il prossimo anno a settembre i bambini che dovranno frequentare x il primo anno la scuola dell’infanzia non entreranno, o almeno non lo faranno subito!
Passiamo a Camilla. Cami è una bambina molto timida ed introversa… io dico sempre che “quando è ora di andare via lei fa amicizia!!” E che fine farà a settembre ??? Sperano di continuare con la DAD??? Vogliono che mia figlia, i nostri figli, stiano 5 ore al pc???? Ma non faceva male stare al pc??? Come potrei aiutare mia figlia a creare dei rapporti con i pari in questa situazione???
Io purtroppo ho davvero poca fiducia ora nella ministra Azzolina e come ho detto tante volte a Martina nei nostri interminabili vocali, chi si dovrebbe muovere non lo fa, i mesi passano e qua non si sono ancora trovate soluzioni… Ho portato come esempio le situazioni dei terremotati aquilani e marchigiani… ma ora siamo al 19 maggio e non si muove una paglia…
E poi tocca a me… Io faccio DAD, si, io faccio DAD. Se mandare video dove leggo una storia, dove faccio un saluto, dove dico che mi mancano tutti i miei nanetti e non vedo l’ora di vederli per riabbracciarli e sentire urlare il mio nome quando varco quella porta della sezione arancione… si, io allora faccio DAD! Ma faccio una DAD che vuole solo “mettere una pezza” in questi mesi, una DAD che prima doveva essere fino a Pasqua, poi fino al 18 maggio e ora bho… fino al 15 giugno? 30 giugno??? Ma lo sappiamo che questa non è veramente DAD, questa è solo un modo per stare vicino a loro che mi mancano da morire e alle loro famiglie.
(Da qui, inizialmente avevo scritto un pippone sulla mancanza di rapporto e contatto con i miei nanetti, come li chiamo io, e con le mie colleghe, ma poi ho deciso di cancellare tutto perché era diventata una lettera prolissa).
Ma il prossimo anno??? Di certo a settembre non farò DAD, e di certo non è possibile riaprire in queste condizioni. Una scuola inaugurata a settembre con un giardino che fa cacà ( scusate il francesismo), una stanza di 50 mq x 25 bambini, 2 portatori di handicap e pochissima compresenza… A chi dovremmo dire di no??? A chi di si?? Perché nonostante parlino di concorso io so che assunzioni in più non ne faranno! L’ho già scritto e detto più volte sul mio profilo; che loro facciano diventare le insegnanti da precarie a non precarie non vuol dire assumere x via del Covid, vuol dire assumere come hanno fatto negli anni passati ,ma il contingente questo anno dovrebbe essere il doppio… Tra quanto decideranno di assumere più persone??? No ragazze, non credo lo faranno ,loro vogliono la DAD… il resto è uno specchietto x le allodole!!!
Serena

Tamara, animatrice parascolaire a Ginevra

Dal gruppo facebook una testimonianza dei #cittadinidimenticati all'estero
27 maggio 2020
Lavoro in una scuola elementare e condivido con voi la mia esperienza a Ginevra.
Le scuole hanno riaperto l'11 maggio, prima metà classi la mattina e metà la sera con banchi distanziati. Ma attenzione, in realtà i bambini si sono comportati da subito come prima del virus, quindi azzerate le distanze ed azzerate anche con maestre ed animatrici (io sono animatrice parascolaire).
Quindi per capirsi niente distanze e niente mascherine (un po' di attenzione da parte di noi adulti).
Il 25 maggio la scuola ha ripreso con le classi normali (25 bambini circa), personalmente non ho mai avuto paura e non mi sento in pericolo.
Scuole medie (ho tutte e due i miei figli) classi dimezzate metà mattina e metà pomeriggio fino all' 8 giugno, poi riprenderanno normalmente ed anche qua i ragazzi hanno già completamente annullato le distanze.
Asili nido distanze annullate da subito.
In tutto questo ci laviamo spessissimo le mani e raccomandiamo di starnutire nel gomito (anche al bambino che ieri mi ha starnutito praticamente in faccia), di non scambiarsi caramelle ed a mensa di non prendere dal piatto degli altri.
Si cerca il più possibile di tenere i genitori a distanza al momento dell'arrivo e dell'uscita.
Aggiungo che qua siamo alla normalità anche nella vita quotidiana, anche nel periodo di confinamento potevamo uscire per fare sport o una passeggiata, le mascherine non sono mai state obbligatorie e quasi nessuno le porta. Per i super mercati è come in Italia ingressi controllati, ma poi dentro ognuno fa come gli pare.
Il cantone di Ginevra è stato uno dei più contagiati in svizzera ma con un basso livello di mortalità e soprattutto in persone con età avanzata e/o già affetti da altre patologie.
Pochissimi tamponi fatti.
Tamara

Martina 5 anni e Francesco 2 anni e mezzo

Dal gruppo facebook una testimonianza dei #cittadinidimenticati 
19 maggio 2020
Ciao a tutti sono Giada, mamma di Martina (5 anni) e Francesco (2 anni e mezzo)... volevo raccontarvi la nostra quarantena... Martina non va a scuola dal 24 febbraio, giorno del suo compleanno, perché aveva la bronchite... Martina e Francesco frequentano la stessa scuola, una materna paritaria con centro gioco per i bambini 18 mesi / 3 anni... devo dire che Martina non ha accusato molto la mancanza della scuola, lei ha iniziato ad andarci volentieri dal inizio di questo secondo anno di materna, Francesco non si è accorto molto, noi siamo i fortunati con casa con giardino e tanto spazio fuori, abbiamo fatto l'orto, Martina ha imparato ad andare in bicicletta e all'inizio la situazione a loro non è pesata molto, io non lavoro, mio marito lavora in smart working da inizio marzo e quindi loro avevano mamma e babbo a disposizione, il babbo un pochino meno😅...
Voi vi chiederete cosa voglio, ho tempo per i bambini, marito che lavora da casa, mi sa ancora per tanto tempo, giardino ecc
Beh cosa voglio, non voglio una scuola a distanza per i miei figli, voglio stiano con i loro amici, giochino e imparino quello che io da mamma non posso insegnare, non voglio imparino davanti uno schermo, voglio imparino a stare in gruppo, a confrontarsi con i loro coetanei, voglio imparino a vivere...
Voglio vederli felici tornare da me, voglio sentire i loro racconti e voglio trovarmi un lavoro, si perché io la mamma a tempo pieno non voglio più farla, ma come si fa? Ho suoceri lontani, genitori che iniziano ad andare in su con l'età che se continua la DAD dovranno barcamenarsi il prossimo anno dietro a Martina, non so neanche se saranno in grado di aiutarla... non voglio una scuola parcheggio, ma non voglio neanche che continuino a salutarsi da un pc...
Finisco dicendo che Martina e Francesco hanno maestre splendide, sempre presenti in questi due mesi, ma ci mancano, ci manca tutto...
Insieme ce la faremo, ma è l'ora di farsi sentire...
Ringrazio
Martina Leonardi
per aver creato questo gruppo
Giada

4 Marzo 2020, una data indelebile

Il 4 marzo, credo che sarà un giorno stampato nella mia memoria per sempre, un po’ come il 30 agosto 1997, l’11 settembre 2001, uno di quei giorni in cui improvvisamente vivi qualcosa destinato a rimanere stampato nei libri di storia. 

Avevamo accompagnato i bambini a scuola insieme, lo facevano spesso durante questo nuovo anno. 
Ogni volta che i nostri orari lo permettevano, la mattina accompagnavamo Iacopo e Leonardo, nella scuola che avevamo scelto per l’inizio del loro nuovo percorso. 
Leonardo al piano di sotto al primo anno della scuola d’infanzia, in una scuola colorata da festoni, disegni e due maestre con gli occhi diversi ma entrambi dolcissimi; Iacopo, al piano di sopra, affrontava il primo anno da grandi, alla scuola elementare, il primo passaggio che segna la vita. 

Eravamo felici del nostro nuovo equilibrio. 

Insomma, il 4 marzo. 
Lavoravamo nello stesso centro, capita poche volte alla settimana che Simone si fermi a lavorare dove lavoro io.
Dopo il servizio del pranzo, mentre mettevo a posto i banconi ed infornavo le nuove pizze, mi si avvicina sconcertato: “dicono che chiudono le scuole” “ma dai, rispondo io, le scuole non chiudono mai, mica siamo in guerra!”

Mancavano 2 ore alla fine del mio turno, i bambini sarebbero stati presi dai nonni all’uscita, poi, il tempo di cambiarmi e correre da loro, sarei arrivata io. 

Le voci continuavano ad essere insistenti, chiude la scuola, chiude la scuola. 
E fu così che le maestre salutarono i bambini, misero nello zaino poche cose, perché tutti credevamo che sarebbe stata una breve pausa, giusto il tempo di isolare la questione.

Ricordo la felicità dei bimbi, domani non si va a scuola! Domani non si va a scuola! Nonni veniamo da voi! Cosa facciamo???

Noi adulti eravamo increduli, avevamo passato la settimana prima a sentire i primi termini a cui, nei mesi successivi ci saremo abituati : zona rossa, tamponi, paziente zero, isolamento, contagio. 
Ma non pensavamo che tutto questo potesse cambiare la nostra vita così radicalmente, pensavamo che nel 2020 una cosa così piccola non potesse “fermare il mondo”.

La prima conferenza stampa. Altre parole. 
Distanziamento sociale. Pulizia accurata. E poi parole che facevano tremare: terapia intensiva. 

Va beh, i bambini saranno al sicuro. 

I primi giorni trascorsero come delle vacanze di Pasqua anticipate, senza grosse paturnie. 

Fu la seconda conferenza stampa a farci tremare davvero.
Altre parole: mascherine, chiusura, lockdown. 

Lockdown, nessuno poteva più uscire. 
I nonni non potevano più assolvere al loro compito. 
Simone che passò la notte a inviare mail, avvisando che i centri commerciali erano chiusi. 
Io che dovevo lavorare, il pane è prima necessità. 
Ricordo in maniera sfocata quei giorni, le mascherine, i lavaggi delle mani compulsivi, l’amuchina sfregata velocemente, le persone e i loro carrelli stracolmi, gli occhi carichi di paura ed incertezza. 
Le mie mani erano rosse dai ripetuti lavaggi, mi spogliavo fuori dalla porta per paura di poter contagiare i bambini. 
Ricordo una delle prime notti, tormentata, alzarmi alle 4 e fare una doccia lunghissima, sanificarmi ogni dove e essere alle 6 sul posto di lavoro.

Tutto faceva paura, toccare un bancone, parlare vicino ad un collega, entrare negli spogliatoi, scambiare due parole. Le strade vuote, la polizia ovunque, le sirene accese. 
Il condominio silenzioso e rumoroso allo stesso tempo. 

Dovevamo parlare con i bambini, spiegare loro cosa stesse succedendo. 
La scuola ci informava che sarebbero state predisposte delle lezioni on Line, un piano di didattica a distanza.  

Dicemmo la verità, senza troppi giri di parole, e ci attrezzammo. Il tavolo della sala divento il punto scuola, allestito con tutto l’occorrente, pc, pennarelli, matite... 
studiammo una routine tutti insieme, la appendemmo in cucina, era importante per dar sicurezza ai bambini, quella sicurezza che da un giorno all’altro avevamo tutti perduto.

Passarono i giorni, io e Simone grazie a ferie e permessi ci alternavamo con i bimbi ma sopratutto Iacopo iniziavano a dare segni di cedimento. 
Era impaurito. Non voleva che uscissi. 
Non voleva sentir nominare quella parola al telegiornale. 
Inizialmente fare i compiti era l’unico momento che lo rasserenava poi iniziò a indisporsi.

Un giorno, scoppio in lacrime: non voglio che tu o babbo vi ammalate! Perché non state a casa? Stare a casa, dicono così! La gente dovrebbe farselo il pane.

Presi il congedo e passai del tempo con lui, ma il tempo era dilatato, sempre a casa, sempre noi, cucinavamo qualunque cosa, guardavamo film, un giorno addirittura giocammo a calcio in casa. 

Poi arrivò la crisi di Leonardo, all'ennesimo video delle maestre, mi tirò il telefono urlando : “la scuola è chiusa! Basta!” 
Da quel momento fu tutto un lamento "sono stanco", "non voglio fare niente", "voglio stare solo". 
Mi spavento così tanto vederlo così che chiamai il pediatra. 
Raccontai delle crisi isteriche di Iacopo e dell'apatia di Leonardo, e mi disse che reazioni del genere erano “normali” in un contesto simile, erano vere e proprie crisi depressive, e cosa avrebbero lasciato sui nostri figli non era dato saperlo.

L’incertezza, il cambio repentino, il non poter vedere nessuno se non attraverso lo schermo, non avere il contatto con gli altri, erano cose inconcepibili per dei bambini, che venivano rinchiusi tra 4 mura. 
Se tutto questo inizialmente era una festa, dopo un po’, anche se d’oro, aveva il sapore della prigione.

E perché nessuno lo diceva? 

Beh, c’erano cose più importanti. Le bare a Bergamo, il contagio che non si fermava. 
Il virus che sembrava invincibile.

Passarono altri giorni, fatti di alti e di bassi, momenti tristi e bellissimi. 
Momenti in cui ci siamo conosciuti profondamente. 
Passarono conferenze stampa, nuove parole, nuove disposizioni. Ma nessuno, come al solito parlava di noi. Delle famiglie, dei bambini, di cosa sarebbe rimasto loro di questo tempo sospeso.

Preoccupata dalle loro regressioni, dai loro pianti e dai loro insoliti cambiamenti, decidi di scrivere a LA7 e fui ascoltata. 
Ma poco fu detto.
E allora decisi di andare avanti, e coinvolgendo Erica decidemmo di scrivere al governo.

Dove era finita la vita dei nostri figli?
Dove la scuola?
Chi pensava a cosa potesse riservare loro il futuro?
Che mondo dovevamo affrontare? 

Giorno dopo giorno, è partito così, con la speranza di cambiare qualcosa in questo paese. La frase che più è impressa è: non lasceremo soli nessuno.
In realtà, i bambini sono sempre stati soli. Sempre in questo paese. Considerati in appendice delle donne. Delle loro madri. Mai considerati nei loro bisogni. Nelle loro esigenze.
Mai visti come persone. 
Basta che abbiano un gioco. 
Un letto.
Un pasto. 
Non basta! I bambini hanno bisogno di futuro. 
Hanno bisogno di istruzione. 
Di socialità. Hanno bisogno di adulti che pensano cosa possano provocare le azioni che subiscono.
Adulti che li proteggono.

Adesso hanno bisogno di scuola. Di una scuola vera. Di poter giocare.
Di abbandonare la paura e ricominciare a vivere. 
Noi lo stiamo facendo, e intanto combattiamo perché non siano dimenticati mai più.

Martina, Simone, Iacopo e Leonardo





Roberta, insegnante precaria

Dal gruppo facebook una testimonianza dei #cittadinidimenticati 
19 maggio 2020
Ciao a tutti Roberta ho 32 anni e sono un'insegnante precaria di scuola media.
"Precariato" è la parola che contraddistingue la mia vita da cinque anni a questa parte. Dopo una laurea con il massimo dei voti ottenuta con mille sacrifici è iniziato un lungo calvario lavorativo. Ho fatto tanti lavori diversi, pur continuando a formarmi e a studiare (cosa che sto facendo anche adesso). Quest'anno finalmente sono stata chiamata a scuola, un'attesa durata cinque anni, con un contratto a tempo determinato che scadrà il 30 giugno. Da marzo ad ora sono impegnata nella famigerata DAD, che tanto sta facendo discutere. I docenti sono stati lasciati soli esattamente come tante famiglie. Ci siamo improvvisati esperti digitali, quando nessuno di noi è stato formato per fare fronte a queste modalità di insegnamento. Io e molti colleghi abbiamo seguito in dieci giorni tanti corsi e scaricato programmi vari. Per quanto mi riguarda, sono abbastanza soddisfatta del lavoro fatto con i miei studenti, anche se niente è paragonabile allo stare in classe.
Da anni mi sento dimenticata da questo paese che non investe sul capitale umano e non dà prospettive. Vivere nella continua incertezza lavorativa porta a sua volta anche all'incertezza emotiva e psicologica.
In questo periodo sto portando avanti una battaglia contro il MIUR, che purtroppo invece di ascoltare le richieste di insegnanti e studenti prosegue in maniera dispotica sulla sua strada.
Roberta

Vanessa 5 anni e mezzo

Dal gruppo facebook una testimonianza dei #cittadinidimenticati 
18 maggio 2020
Ciao a tutti, e grazie per l'invito...
Sono mamma di Vanessa che ha 5 anni e mezzo... Vanessa è una bambina solare... sempre allegra e socializza anche con le sedie... a noi quest'anno c'è stata assegnata la 104 anche se in forma lieve, Vanessa ha un po' di iperattività, disturbo del linguaggio ed apprendimento... da marzo ha perso tutto i suoi compagni, maestre, logopedista e a settembre andrà alle elementari... non facciamo la DAD perché sono più che convinta che può peggiorare e lo ha già fatto, per tutto questo casino che è successo... spero che la ministra Azzolina valuti veramente bene il da farsi per una giusta istituzione... voglio anche aggiungere che nonostante le maestre di sostegno sono precarie dal primo giorno di pandemia non hanno mai perso i contatti con mia figlia.
Laura

mercoledì 17 giugno 2020

Filippo 5 anni e mezzo

Dal gruppo facebook una testimonianza dei #cittadinidimenticati 
19 maggio 2020
Ciao a tutti... qualcuno mi conosce già, altri no... comunque sono la mamma di Filippo, un bambino di 5 anni e mezzo che a settembre andrà alla primaria... Filippo adorava andare a scuola, era il suo tutto... adorava le giornate coi suoi amici... le prime settimane sono state traumatiche, la notte ha iniziato a digrignare i denti e di giorno ad essere irascibile... piangeva perché il “suo lavoro” era andare a scuola e non capiva perché io e il padre potevamo andare a lavoro e lui... vi dico solo che dal 5 marzo abbiamo un paio di calzini antiscivolo nel solito posto dove lo ha lasciato e non c’è modo di toglierli... sono i suoi calzini per fare yoga a scuola e non si toccano... io piango ogni volta che li vedo... perché non è giusto che lui è tutti gli altri bambini abbiano perso quest’anno... li hanno chiusi in casa e si son dimenticati di loro... non è questa la vita che voglio o che si meritano... asociali davanti ad uno schermo...
scusate lo sfogo ❤️
Irene

sabato 13 giugno 2020

CARA AZZOLINA

Cara Azzolina,
mentre parli, parli, di esami, di valutazioni, di come tenere i banchi, ti vorrei chiedere se sai cosa è per un bambino la scuola.
No, cara ministra, non per un bambino della scuola dell’obbligo..... troppo facile Luci, essu’.
Chiediti che cosa è la scuola materna anzi la scuola dell’infanzia per un bambino di 3 anni.
L'hai pensato? Mi sa di no, perché di Infanzia parli così poco, come se non sapessi che esistono bambini che non imparano le tabelline, che non vengono valutati, che non devono avere quaderni, penne, astucci... e allora ti chiederai cosa fanno?
Vivono, cara ministra mia.
Vivono?
Si Luci, Vivono. Vivono in una bolla, fatta di odore di minestra, manine impiastricciate, tempere sul grembiulino, e costruzioni montate mille volte.
Vivono per la prima volta una vita di comunità, fatta di obblighi regole ma tanti bellissimi diritti. Come quello di sentirsi grandi. Di avere un gruppo. Di avere un tutor, o essere abbastanza grande da poterlo fare.
Di appoggiare i nasini in fila alle finestre, e scoprire con la MAESTRA, che la vita è fatta di stagioni che tutto cambia per poi tornare uguale.
Che ci sono feste fantastiche in cui ci si impegna molto e poi arrivano mamma e papà e sono così fieri di me.
Si impara che si dice grazie, che si aspetta il turno, si chiede scusa, permesso e si sta insieme..... perché la regola fondamentale è che tutti insieme è meglio.
Si impara che a un certo punto, siamo diventati grandi davvero e quel luogo sicuro lo dobbiamo lasciare per essere davvero grandi.
Si impara che la maestra può dividersi in mille, abbracciarne cento e che a volte la chiamo mamma perché inizia per ma e mi insegna tanto. Che alla fine se piango mi accarezza come mamma.
Si impara ad avere il proprio posto nel mondo. Contrassegnato da un disegno.
I propri amici.
E che non c’è cosa più bella che avere un giardino in cui giocare.
Si impara che siamo ALTRO.
Altro dalla famiglia, altro dai fratelli (anche se porto gli stessi vestiti), che sono indipendente e che wow, ho tanti amici.
Imparo a confrontarmi, anche se a volte un morso ci scappa, ma la maestra mi insegna come si fa, ad arrabbiarsi e fare pace senza morsi.
E imparo che in uno “ciao maestra!”Ci sono segreti storie e racconti che mamma e papà non sapranno mai e che domani e domani ancora saranno di nuovo miei, e solo miei.
Perché anche io ministra, se sono piccolo, parlo un po’ male e magari ho il ciuccio sono una persona.
Non mi posso tatuare; non mi interessa l’aperitivo ma ho bisogno di stare con gli altri come me per sapere chi sono. Per formare il mio carattere e la personalità.
Perché sono le esperienze che mi formeranno.
E tu mi hai tolto la più importante, ed io ho capito.
Però non puoi togliermi settembre, io a settembre devo continuare anche se non ho 5 anni, anche se i miei non lavorano o ho i nonni. Perché devo vivere, perché solo vivendo troverò me stesso.
Perché fanno così, tutte le persone.
E sai cosa è una persona?
Un soggetto che esprime la sua singolarità come individuo della specie umana e che può riconoscersi solo attraverso la socialità.

Sono una persona, e lo saprò solo attraverso gli altri.