Ciao a tutt*,
sono Giorgia, mamma di Lavinia, 4 anni e Camilla, 1 anno e mezzo.
Ricordo ancora con emozione la foto di Lavinia in attesa di entrare per la prima volta nella sua nuova scuola, la scuola d’infanzia.
Erano i primi di ottobre. Iniziava l’ambientamento ed io sentivo la sua emozioni dentro.
Se riguardo quella foto oggi, piango.
Piango perché ho vissuto tutto il suo percorso. Perché conosco la sua sensibilità e la profondità di questa piccolissima donna che ha avuto alti e bassi, ha faticato, ha scelto amicizie, le ha coltivate con tutte le difficoltà e ha allacciato rapporti intensi anche con le sue nuove insegnati.
La più piccolina invece, è più piccolina.
Il nido l’ha solo sfiorata… pochi mesi, forse ci ha capito poco.
E’ entrata sulle braccia del padre e è stata fatta uscire forzatamente sulle sue piccole gambine.
Mi chiede dei “bimbi”, ma la sua è una richiesta generica... come a dire: “mamma, ci sono ancora al mondo bimbi come me?” Si tesoro, ci sono. E ti cercano.
Io e il mio compagno all’inizio siamo stati sopraffatti, come tutti, anche dalla paura. Paura per i nostri cuccioli.
Leggevo con angoscia storie di mamme sole che si ritrovavano malate di Covid-19, magari ricoverate e pensavo: “ … e a chi le lascio se mi succede?”
Ci hanno detto che i nostri bimbi erano “proiettili”, che il loro respiro avrebbe potuto contagiare i nonni... sia mai, tutti lontani. E sinceramente, non essendo un medico, ho rispettato pedissequamente le regole.
In due ci siamo ritrovati a turnare di settimana in settimana... casa, lavoro, casa, lavoro.
E’ stato difficilissimo, faticoso, piangevo spesso.
Abitavamo in un appartamento al 3° piano, due piccoli balconi erano l’unico spazio esterno a nostra disposizione. Ci mettevamo lì a fare i pic nic, a disegnare en plein air, a saltare nelle pozzanghere che ci auto producevamo e tanto altro.
La didattica a distanza per la fascia 0-6 non si può sentire, ma abbiamo sempre partecipato attivamente alla programmazione, alle idee e agli stimoli che ci venivano offerti dalle educatrici.
A Lavinia inizialmente piaceva ascoltare la voce delle maestre, guardare i video che condividevano loro e gli altri bambini.
A volte la osservavo e vedevo che tirava bacini a tutti... salutava attraverso lo smartphone.
Un giorno, dopo aver parlato con la sua maestra, abbiamo pianificato una video chiamata. Con piacere reciproco sono state al telefono una mezz’oretta, Lavinia le ha aperto il suo mondo, è stato dolcissimo.
Sembrava andare tutto bene.
La piccola si aggiustava, era contenuta dalle coccole, dalle attenzioni, dai giochi con la sorella.
La grande partecipava alle attività, proponeva cose, stava con piacere in casa con mamma e papà.
Dopo il 4 maggio, finalmente, ci è stato possibile proseguire quel trasloco che avevamo sospeso a causa della pandemia. E si apre un mondo… il cambiamento dopo una situazione di clausura ha risollevato gli animi. La natura che ci ha accolto nella nuova casa, le aspettative, l’attesa svelata, la novità, tutte emozioni positive.
Io temevo che potessero sorgere ulteriori difficoltà, invece il contrario.
Sono stata un mese intero a casa con loro, assentandomi dal lavoro.
Finché una sera, Lavinia “la grande” scoppia a piangere.
Stavamo disegnando come spesso facciamo la sera prima di andare a letto… “mamma sono triste, sto dimenticando le facce buffe di bimbi”.
Io non ho retto. Non ne sono stata capace e ho pianto con lei. Ci siamo strette forte forte… ho cercato di darle quella forza che a volte sento mancare anche a me: “Amore, ti aiuto io a non dimenticarli. Lo facciamo insieme. Disegniamo tutti i bimbi su questo foglio, guardiamo insieme i loro video e le loro foto, ascoltiamo le loro voci”.
Tornerà tutto come prima vero? Me lo chiedo sempre quando la guardo negli occhi… gli occhi grandi che ogni tanto si fissano a guardare oltre il finestrino della macchina mentre siamo in cammino per chissà dove... chissà cosa pensano e cosa immaginano quegli occhietti?
Da quel giorno mamma Giorgia ha reagito.
Ok, c’è un limite a tutto, anche alla tutela della salute… da domani si contattano gli amichetti, dal 25 si riprende danza, ci si apre alla vita con le precauzione che, non essendo medico, non mi sento di condannare o demonizzare.
Abbiamo ripreso i contatti con i bimbi che aveva più vicino alla scuola d’infanzia, ci siamo rivisti… ho notato che a differenza di molti bambini lei era contenta di ributtarsi in società, qualcuno invece mostrava difficoltà nelle relazioni.
Piano piano hanno ripreso il via... tutti.
La piccolina a volte si avvicina alla porta ed indica le scarpine, mi dice: “bimbi” per farmi capire che vuole scendere a giocare.
La grande ha un mondo enorme dentro e a volte si isola in casa. Gioca da sola. Parla. Fa finta di scrivere…
“ottobre 2020: ancora non abbiamo messo in gabbia il virus….” Diceva così e scriveva su un taccuino.
Speriamo di no. Speriamo di metterlo in gabbia ‘sto virus e di buttare via la chiave, lontano lontano.
Ma speriamo anche di non dimenticare le cose belle che questa esperienza ci ha permesso di vivere: il tempo, la lentezza, la profondità, l’attenzione verso il prossimo a noi caro.
Chissà se veramente, come ci dicono, le crisi sono delle opportunità… forse in un mondo migliore si.
Giorgia
"Lavinia, addormentata mentre le leggevo le poesie di Neruda.
La pagina è aperta su questa poesia... Mi sembrava tanto in quel momento"
Ode al giorno felice (Pablo Neruda)
Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo
non sono da nessuna parte,
succede solo
che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.
Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.



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